Anno Scolastico 2014 - 2015

Caffè filosofico 2015
Studi sul tema del principio democratico


enrico

Liceo Scientifico "Galileo Galilei" - Trebisacce

Lunedì 18 maggio - Aula IV A del Liceo Scientifico - ore 14:00


prof. Enrico Persichella: _Relazione introduttiva

DOCUMENTAZIONE

Quarta Sessione dei lavori:

Luciano Canfora e Gustavo Zagrebelsky

La maschera democratica dell'oligarchia

Capitolo 2: L'Europa dei tecnocrati

«Preterossi_ Queste riflessioni ci portano ai paradossi dell’Europa attuale. Che è un sistema sovranazionale, in cui il consenso si guadagna sul piano statale (la democrazia è questo: costruzione di una legittimazione del potere attraverso il consenso sul piano dello Stato-nazione). Però questo consenso serve a supportare decisioni il cui contenuto è largamente predeterminato altrove: dalle tecnocrazie europee, o addirittura dalle istituzioni sovranazionali che regolano, o tentano di regolare, o dicono di regolare, la finanza. In questa asimmetria tra luoghi e soggetti della decisione da un lato, e luoghi e soggetti del consenso dall’altro, non c’è la radice di una forte alterazione del circuito della legittimità democratica? Questo processo, erodendo il potere degli Stati senza offrire un’alternativa politica, non minaccia la sostanza stessa della democrazia? Se la decisione sugli obiettivi, sui fini, è in qualche modo già predeterminata, il conflitto e il dibattito risultano sterilizzati politicamente, così che la democrazia come qualcosa di vivo, in cui si tratta di definire un progetto per il futuro, è ridotta al lumicino: da qui alla privatizzazione della politica, delle istituzioni, il passo è breve.»

«Zagrebelsky_  C’è un’espressione che abbiamo sentito spesso negli ultimi anni: «fallimento dello Stato». Si tratta di un concetto che gli studiosi di diritto costituzionale, o di problemi dello Stato, non avevano mai incontrato nel loro percorso. Oggi gli Stati possono fallire. E perché possono fallire? Perché il sistema del loro indebitamento, il mantenimento di questo sistema, dipendono dalla disponibilità ad investire sul suo debito, e questa disponibilità è incoercibile e non surrogabile per mezzo di strumenti monetari. Lo Stato ha perso la sovranità su questo punto. Il motivo per cui le politiche economiche dei paesi sono determinate dall’esterno sta qui. Ciò ha fatto perdere sovranità ai nostri Stati, e non a favore di istituzioni pubbliche sovranazionali, bensì a favore di centri di potere finanziari dislocati fuori, oltre gli Stati, e che degli Stati fanno a meno. Così si è creato lo scollamento tra la dimensione del potere politico e la dimensione dei problemi che il potere politico deve affrontare. La parte più importante delle decisioni che riguardano la nostra vita è oramai collocata su una scala dimensionale sulla quale gli Stati non hanno più presa.»

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