Million Dollar Baby

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Alberto Cassani | CINEFILE

 

Million Dollar Baby è un film del 2004 diretto da Clint Eastwood e interpretato da Clint Eastwood, Hilary Swank e Morgan Freeman.  Dedicato al mondo della boxe e tratto da un racconto della raccolta Rope Burns di F. X. Toole, il film vede protagonisti lo stesso Eastwood, Hilary Swank e Morgan Freeman. Aggiudicandosi quattro dei premi principali (miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista a Hilary Swank e miglior attore non protagonista a Morgan Freeman), il film è stato il protagonista dei premi Oscar 2005.

 

Million Dollar Baby è probabilmente il migliore dei 25 film da regista di Clint Eastwood. Difficile da credere, dopo aver visto Mystic River. Paul Haggis è uno sceneggiatore di provata esperienza televisiva praticamente sconosciuto agli spettatori europei. E’ stato lui stesso ad acquisire i diritti cinematografici del libro di Boyd (pubblicato in Italia da Garzanti e mal tradotto da Giuseppe Culicchia), e ne ha ricavato uno script in realtà a tratti banale e pieno di stereotipi ma dotato di ottimi dialoghi e sorretto dalla brillante idea di incentrare la trama sulle vicende umane dei personaggi invece che su quelle pugilistiche.

 

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Million Dollar Baby non è solo un film sulla boxe, ma sull’incontro di due personaggi disperati che della boxe fanno la loro ragione di vita perché nella vita non hanno null’altro. Pur raccontando bene cos’è la boxe, pur spiegando ottimamente cosa sia il vero amore per la “Nobile Arte”, è proprio la parte prettamente pugilistica – i combattimenti – la peggiore del film (anche come regia). Haggis ha comunque costruito benissimo l’escalation che porta la pellicola ad un climax irresistibile, che saprà colpire al cuore ogni singolo spettatore.

 

Sottolineata dalle contenute musiche scritte dallo stesso regista ed esaltata dal lavoro del suo fotografo abituale Tom Stern, la direzione di Eastwood è sorprendentemente elegante e riesce a sottolineare con la giusta enfasi i momenti significativi, senza però eccedere in manierismi o melodrammi. Quest’ottimo lavoro tecnico finisce per esaltare le già valide interpretazioni dei tre protagonisti di quella che è sostanzialmente una storia d’amore. Il rapporto tra Eastwood e la Swank è infatti quello tra un padre ed una figlia, e quello tra Eastwood e Freeman potrebbe essere quello tra due fratelli dallo stesso carattere che sanno di non poter fare a meno l’uno dell’altro pur senza mai riuscire ad ammetterlo. Ed è proprio in questo che il film riesce meglio: non nel rappresentare il mondo della boxe femminile, quanto nel proporre un intreccio di relazioni umane estremamente forti che quasi da sole ci raccontano una storia emozionante come di rado ci capita di vedere al cinema. Indimenticabile.